martedì 28 giugno 2011

Il filo di Arianna – Prima parte

Il filo di Arianna - Prima parte


A Collitondi era metà ottobre e il vento del primo pomeriggio soffiava freddo fra le vie del centro del paese. Un ragazzo e una ragazza abbracciati, stretti nei loro giubbotti, guardavano le vetrine dei negozi. Lei osservava attentamente un piccolo braccialetto in oro e pietre colorate che costava poco perché in quell’oreficeria era il mese dello sconto sugli oggetti d’oro.
“Arianna?” – chiese il ragazzo, che si era accorto del suo interesse per il braccialetto. – “Ma che ti sei imbambolata su quel coso?”.
“Io che cosa, Stefano?” – disse lei, un po’ scocciata perché non voleva ammettere il suo interesse per quel coso. –“Quel braccialetto?”.
“Io, veramente, quel braccialetto non l’ho nemmeno nominato” – rispose lui sorridendo.
“No, figurati” – disse lei sbrigativa. – “Pensavo ai libri e ai compiti che ho lasciato da mia nonna e che devo ancora finire. Accompagnami, così facciamo ancora un po’ di strada insieme”.
Arianna, mora, sguardo intenso, non troppo alta, studentessa del secondo anno di ragioneria, passava i pomeriggi dalla nonna materna, la signora Piera Giubbolini che faceva la sarta in casa. I genitori di Arianna lavoravano, rincasavano solo nel pomeriggio e affidavano la figlia alla nonna. La nipote e la nonna andavano molto d’accordo e la signora Piera ne era orgogliosa di questo. Era una donna piacevole, vecchio stampo e nonostante l’età portava benissimo i suoi anni. Era rimasta vedova da qualche anno e la nipote era l’unico raggio di sole di una vita ormai grigia. Arianna faceva i compiti sul tavolo del salotto mentre la nonna, allo stesso tavolo, tagliava e cuciva gonne e giacche per le clienti del paese. Libri, penne, quadernoni, stoffa, spilli e filo da imbastire erano sparsi un po’ dappertutto sul tavolo.
Arrivati all’abitazione della nonna i due ragazzi si salutarono. Arianna aprì con la chiave il portone e prese l’ascensore. Salì al piano, entrò in casa e trovò sua nonna indaffarata nel salotto.
“Ah, santa pace!”- esclamò la signora Piera, spazientita. –“Si vede che non ho più la testa di una volta. Dovevo comprare la fodera e me ne sono dimenticata” – aggiunse guardando l’orologio.
“Non ti preoccupare, nonna. Vai pure”- disse Arianna. – “Mi manca ancora un po’ per finire i compiti. Tanto, in casa non rimango da sola, c’è anche Franca”.
Franca era la domestica, una brava donna di poco più di quaranta anni, che aiutava la signora Piera a sistemare la casa un paio di pomeriggi la settimana.
“Va bene, Arianna. Vado in paese e torno subito”.
La signora Piera prese la borsa, si mise il cappotto e aprì la porta di casa. Poi, mentre stava per uscire, si girò e si riaffacciò dentro casa parlando verso la cucina. – “Franca?”.
“Sì, signora. Sto mettendo i panni nella lavatrice. Arrivo subito” – rispose la donna dalla cucina.
“No, Franca. Stai pure lì. Esco per comprare della fodera in paese. Faccio alla svelta. Ci vediamo dopo” – si chiuse la porta alle spalle e uscì.
La signora Piera abitava in un condominio grande e numeroso appena passato il passaggio a livello della ferrovia. Era a cinque minuti a piedi dal centro del paese, se non si metteva di mezzo il treno che passava a quasi tutte le ore. Quella sera all’andata e al ritorno il passaggio a livello del treno era chiuso e due amiche della signora Piera le fecero perdere tempo: Leontina Agnorelli e Primetta Brogioni. Erano a fare acquisti nel negozio di scampoli e, fra una chiacchiera e l’altra, riaccompagnarono a casa la loro amica. Arrivate a casa la signora Piera le fece salire con la scusa di far vedere loro l’abito che cuciva per una sua cliente.
“È per la signora Marcella, quella dell’ultimo piano. Una donna di buon gusto e sa scegliere tessuti e modelli. Una vera signora, insomma. Restate un altro po’ e facciamo due chiacchiere. Mia nipote finisce i compiti e va a casa fra poco”.
Le tre donne presero l’ascensore e salirono fino al piano dell’appartamento della signora Piera.
Uscirono sul pianerottolo e la signora Piera vide che c’era qualcosa di strano. La porta della sua casa era aperta. Un uomo con un foglio in mano e una borsa a tracolla era fermo sulla soglia, e stava mettendo il capo dentro casa per cercare qualcuno.
“C’è nessuno? Sono quello del gas. Sono qui per la lettura del contatore…”.
La signora Piera ebbe come un presentimento, ma non voleva credere ai suoi pensieri. Affrettò il passo e spostò bruscamente l’uomo che tentennava sull’uscio.
“Mi faccia passare, presto!” – mentre spalancava la porta.
Entrò in casa e andò subito a guardare nel salotto. Arianna non era lì e c’era un po’ di confusione.
“ARIANNA! ARIANNA! Rispondimi!” – la signora Piera era disperata. La casa era avvolta da uno strano silenzio. Pensò un attimo e corse verso la cucina. Entrò e vide uno spettacolo orrendo. Lanciò un urlo. – “FRANCAAA!!!”.
Il corpo della domestica giaceva sul pavimento della cucina in una pozza di sangue.

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