Fabio Marazzoli
giovedì 11 giugno 2009
La terza indagine on-line
Fabio Marazzoli
domenica 8 febbraio 2009
La prima indagine on-line in Sicilia
Il barone di Occhiolà - Premessa dell'autore“Il racconto è un omaggio a mio nonno che nei primi anni del 19o0 prestò servizio in Sicilia come maresciallo dei Carabinieri in una Stazione di un piccolo paesino in provincia di Catania. Il ricordo degli episodi in cui mio nonno fu protagonista in quell’epoca si è tramandato attraverso i racconti dei miei genitori. Io li rievoco in questo primo episodio per conservare la memoria delle persone che hanno fatto parte della mia famiglia perché occorre mantenere sempre vivo il ricordo di chi ci ha preceduto, di chi ci ha indicato la strada da seguire, di chi ci ha insegnato a ricordare per non dimenticare. Ringrazio il Presidente Rosario Fodale dell’Associazione Culturale Messinaweb.eu - http://www.messinaweb.eu/ associazione culturale on-line per la divulgazione nel mondo della storia, dell’arte e delle tradizioni della provincia di Messina - che ha permesso di pubblicare nella rete internet il racconto. Un ringraziamento speciale all’amico e poeta messinese Filippo Scolareci che ha consentito al personaggio del commissario Cantagallo di scendere in Sicilia e che mi ha fornito qualche utile consiglio per la stesura del racconto. Il racconto si inserisce nella serie del primo racconto inedito ‘Il filo di Arianna’ on-line nel 2008 nel sito internet di http://www.valdelsa.net/ e dei due romanzi gialli già pubblicati: ‘Dentro un vicolo cieco’ (Lalli - 2007) e ‘Omicidio sotto il sole’ (Lalli - 2008) che sono inseriti nella collana ‘Narrativa libri - Biblioteca del Giallo’ della casa editrice Lalli Editore http://www.lallieditore.it/. Il racconto è un omaggio in tutti i sensi perché il testo è completamente gratuito, ‘free’ come si dice oggi per fare capire a tutti che una cosa è di libero utilizzo senza soldi da pagare, e tutti possono leggerselo comodamente senza spendere un euro. Buona lettura a tutti”.
Fabio Marazzoli
Il racconto può essere letto GRATIS su Messinaweb.eu
http://www.messinaweb.eu/home.php?page_id=16733&id=7&id_par=16720
da venerdì 30 gennaio 2009.
Il racconto in sintesi
Prima indagine siciliana per il commissario Cantagallo e altri fatti intricati da sbrogliare per un delitto di un uomo ucciso a colpi di pistola. Cantagallo non si tira mai indietro, soprattutto se lo coinvolge il suo amico maresciallo Saro Bompensiere, paesano della moglie del commissario e comandante della Stazione dei Carabinieri del paese di San Rocco Etneo. Cantagallo si trova in ferie con la famiglia a Capobianco, paese nativo della moglie, dove abitualmente torna ogni anno per passare le ferie di fine estate. Il maresciallo incontra per caso Cantagallo mentre è in visita ai mosaici della Villa del Casale a Piazza Armerina. Bompensiere chiede al commissario di dargli una mano perché è alle prese con il delitto “fituso” di un uomo trovato morto ammazzato dentro un’auto vicino ad una stradina di campagna nei pressi del paese di Grammichele. Il maresciallo Bompensiere sta indagando da parecchi giorni, ma non riesce a venirne a capo. Tutti i fatti spingono le indagini verso l’archiviazione d’ufficio per un delitto, come tanti altri, commesso da ignoti. Bompensiere non ci sta e vuole vederci chiaro. Nel giro di pochi giorni il maresciallo dovrà fornire una risposta al Sostituto Procuratore Turiddu Marturana, con il quale non scorre buon sangue. Marturana vuole archiviare il delitto rapidamente perché è convinto che si tratti di un comune delitto commesso da balordi della zona. Il commissario Cantagallo analizza i fatti e pochi sono gli elementi per la costruzione del suo “mosaico criminale”. Tutto sembra semplice, ma non è così. Il ritrovamento di un misterioso telegramma in dialetto siciliano riapre l’indagine verso una nuova pista investigativa e verso il vero insospettabile assassino. Tutto sarà svelato all’ultimo momento e l’omicida sarà smascherato da un abile stratagemma del commissario Cantagallo. Non sarà comunque una cosa facile perché Cantagallo conosce benissimo quel proverbio che dice: «Chi vuole il pesce pigliare, il culo in mare si deve bagnare!».
Nota dell’autore
“Questo racconto giallo è una storia di pura fantasia. Nomi, personaggi, date e luoghi citati sono pure e sacrosante invenzioni dell’autore. Chi si è riconosciuto in certe descrizioni del racconto, sappia che l’autore non l’ha fatto apposta. Certi fatti attingono dalla realtà con lo scopo di conferire maggiore veridicità alla narrazione. In questo racconto il commissario Cantagallo si trova a trascorrere le ferie in Sicilia, terra di nascita della moglie. I Cantagallo scendono abitualmente in Sicilia una volta all’anno per tornare al paese dove è nata la moglie del commissario. I personaggi, quando conversano in siciliano, parlano un dialetto nisseno tipico del paese di ‘Capobianco’, dove è nata Iolanda. In questo breve racconto ho cercato di cimentarmi nei dialoghi in siciliano, senza voler competere con altri autori del genere. Ho voluto così rendere un omaggio ad un fazzoletto di quella magnifica regione che onora l’Italia per le sue terre ricche di valori, di tradizioni e di storia. Per questo, all’inizio del racconto, mi sono soffermato sui mosaici della Villa del Casale a Piazza Armerina: non potevo fare altrimenti. I mosaici di Villa del Casale sono stati dichiarati ‘Patrimonio dell’umanità dell’Unesco’. Secondo me, non è pensabile che un italiano voglia visitare un museo in capo al mondo solo per vedere un quadro straniero famosissimo, senza avere visto prima gli splendidi mosaici della Villa del Casale in Sicilia. I riferimenti storici particolari del barone di Occhiolà e della sua famiglia sono stati raccolti in alcuni documenti disponibili anche nella rete internet. Non mi dilungo oltre. Il racconto trova la sua naturale collocazione in un piccolo paese inventato chiamato ‘Capobianco’, della provincia di Caltanissetta, situato nel cuore della Sicilia. Nomi e marchi citati nel racconto appartengono ai rispettivi proprietari. Qualsiasi analogia con luoghi, fatti, riferimenti, situazioni, nomi, cognomi o soprannomi di persone, vive o defunte, è da considerarsi uno ‘scherzo del destino’ e deve essere attribuito soltanto alla casualità. Concludo con un proverbio siciliano che mi è tanto caro e che piacerebbe anche al commissario Cantagallo: «Mistura, mitticcinni na visazza, falla comu la vua, sempri è cucuzza!», ovvero «Se la materia prima è povera, la buona cucina non può fare miracoli!». Grazie, per avere letto il mio racconto. Sabbenedica”.
Curiosità
In questa prima indagine in terra siciliana il commissario Cantagallo confronta le proprie tesi investigative con l'amico e collega Rosario Bompensiere, maresciallo dei Carabinieri del piccolo paese di San Rocco Etneo in provincia di Catania. Nel racconto sono fornite anche delle spiegazioni che aiutano a capire certe situazioni presenti nei primi due romanzi pubblicati.
Il commissario Cantagallo non si avvale della sua squadra per scoprire il colpevole, ma utilizza al meglio il suo ingegno per sbrogliare la matassa di un delitto apparentemente inspiegabile.
giovedì 13 novembre 2008
Il primo racconto inedito on-line
Il filo di Arianna – Premessa dell’autore“Il racconto è un omaggio al paese dove vivo, ai giovani che tutti i fine settimana riempiono le strade del centro del paese e ai meno giovani che si dilungano nelle loro passeggiate sulla strada pedonale lungo il fiume. Proprio i giovani e i meno giovani mi hanno fatto pensare di offrire questo breve racconto a quelli che non si sono avvicinati alla lettura del personaggio del commissario Cantagallo. Avvicinare alla lettura i giovani e i meno giovani non è un’impresa facile e certi addetti ai lavori mi hanno suggerito di scrivere un breve racconto per facilitarne la conoscenza. Ringrazio l’editore Antonio Lalli, della casa editrice Lalli Editore, che ha varato tale iniziativa e ha consentito la promozione gratuita del personaggio. Per la propaganda multimediale è stata scelta la divulgazione tramite la rete internet. In questo senso, ringrazio infinitamente il direttore Federico Bertolucci della testata giornalistica “Valdelsa.net – quotidiano on-line d’informazione” che ha permesso di pubblicare on-line il racconto. La storia è ambientata nei luoghi abituali del commissario Cantagallo e i personaggi sono gli stessi del primo romanzo. Il racconto si inserisce nella serie dei due romanzi gialli già pubblicati: Dentro un vicolo cieco (Lalli - 2007) e Omicidio sotto il sole (Lalli - 2008) che sono inseriti nella collana “Narrativa libri - Biblioteca del Giallo” della casa editrice. Il racconto è un omaggio in tutti i sensi perché il testo è completamente gratuito, “free” come si dice oggi per fare capire a tutti che una cosa è di libero utilizzo senza soldi da pagare, e tutti possono leggerselo comodamente senza spendere un euro. Buona lettura a tutti”.
Fabio Marazzoli
Il racconto può essere letto GRATIS su Valdelsa.net http://www.valdelsa.net/speciali/libri/arianna/libro-filo-arianna-parte-1.htm
da venerdì 7 novembre 2008.
Il racconto in sintesi
Niente arma del delitto e niente testimoni in un’indagine che è appesa a un filo. Il delitto di una donna e il rapimento di una ragazza s’intrecciano in questo nuovo giallo del commissario Cantagallo. Ma i crimini commessi non sono i soli a intrecciarsi in questo racconto. Del filo da imbastire arrotolato trovato sul luogo del delitto attira l’attenzione del commissario, mentre una nonna che fa la sarta, due arzille signore e uno strano uomo del gas completano l’intreccio di questa indagine. Cantagallo ha in mano pochi indizi e chiede più tempo al Questore Zondadari, ma riceve solo chiacchiere fumose e frasi oscure in latino. Il Questore vuole convincere il commissario che la ragazza sia stata rapita dai trafficanti della Tratta delle bianche e che faccia ormai parte di un harem di un ricco nababbo. Cantagallo non è d’accordo e alla fine convince il Questore a concedergli due giorni per risolvere il caso. Le conoscenze investigative però non bastano al commissario per sbrogliare la matassa e Cantagallo attinge ai ricordi scolastici per comprendere il significato di certe tracce. Gli indizi “parlano” al commissario e ogni indizio è il singolo pezzo di un grande mosaico che Cantagallo ama definire come il “mosaico criminale”. Completato il mosaico l’indagine è risolta e il colpevole è arrestato. Cantagallo ha molto filo in mano e come un abile tessitore riesce a tessere una fitta trama per intrappolare l’assassino. Il commissario è un tessitore che non rinuncia alla lettura e proprio mentre legge alcune pagine della Divina Commedia gli viene in mente un’idea geniale per smascherare il colpevole e liberare la ragazza. Voi vi chiederete: ma che c’entra la Divina Commedia con la soluzione del delitto e del rapimento? Lo saprete presto, ma per ora: “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e… più non dimandare”.
8 novembre 2008 - Presentazione a San Gimignano
Il racconto è stato presentato durante l'incontro svoltosi presso la Biblioteca Comunale di San Gimignano. La presentazione è stata curata direttamente dalla dottoressa Graziella Giapponesi che ha prestato la sua opera e la sua professionalità per la riuscita della manifestazione. Il racconto inedito è stato fornito al direttore Federico Bertolucci di Valdelsa.net che grazie alla sua grande attenzione per le attività culturali locali e nazionali ha permesso la diffusione gratuita del racconto del commissario Cantagallo tramite la rete internet. Tale iniziativa è unica nel suo genere nel campo dell’editoria a livello nazionale. È la prima volta che un direttore editoriale tradizionale e un direttore editoriale on-line decidono di varare un progetto di questo tipo insieme, condividendo la stessa passione per il libro e gli identici interessi culturali.
Nella foto un momento della presentazione: (da sinistra a destra) l’editore Antonio Lalli della Lalli Editore, l’autore Fabio Marazzoli, l’Assessore alla Cultura del Comune di San Gimignano dott.ssa Gianna Coppini, la presentatrice dei libri prof.ssa Maria Luisa Farsi e il direttore Federico Bertolucci di Valdelsa.net
Il dir. Lalli ha lodato l’iniziativa della diffusione gratuita del personaggio del commissario Cantagallo da parte di Valdelsa.net.
Il dir. Bertolucci da parte sua ha sottolineato tale iniziativa culturale che vede Valdelsa.net e la casa editrice Lalli accumunate in prima persona per favorire la libera diffusione su internet del nuovo personaggio dei romanzi gialli.
Nella foto: a sinistra l’editore Antonio Lalli della Lalli Editore e a destra l’autore Fabio Marazzoli
7 Novembre 2008 - Iniziativa "Liberi di Leggere"
In questa data prende il via l'iniziativa che vuole divulgare il racconto gratuitamente. L'iniziativa riguarda la diffusione gratuita a livello locale del racconto giallo inedito intitolato “Il filo di Arianna”. Il racconto, come gli altri romanzi della serie, è ambientato in un piccolo paese inventato, ma non troppo, della Toscana centrale.
Tale iniziativa è stata voluta dallo scrittore Fabio Marazzoli ed è stata promossa dal quotidiano on-line Valdelsa.net in virtù della grande sensibilità all’argomento “Cultura” del direttore Federico Bertolucci, della testata giornalistica on-line http://www.valdelsa.net/. Il racconto è diffuso liberamente e gratuitamente su internet dallo stesso quotidiano. L’iniziativa si avvale della gentile concessione dell'Editore Antonio Lalli della casa editrice Lalli Editore http://www.lallieditore.it/ di Poggibonsi. L’iniziativa vede anche la collaborazione dell’I.I.S. Roncalli-Sarrocchi di Poggibonsi che stamperà, da febbraio 2009 e con periodicità mensile in tre parti, il formato cartaceo del racconto inedito nel Giornalino Scolastico “la Voce del Leone”. Il racconto sarà messo a disposizione di tutti gli studenti del complesso scolastico in allegato al Giornalino nel formato “volantino” per favorire l’impaginazione “giornalistica”.
L'iniziativa coinvolge anche il Centro Insieme di Poggibonsi che promuoverà la lettura del racconto fra i suoi soci con i due formati cartacei che sono stati messo a disposizione dall'autore, un formato opuscolo a caratteri normali e un formato particolare “CORPO 16” con caratteri molto grandi per facilitare la lettura di anziani e di ipovedenti.
L'immagine sopra riportata è stata estratta dal manifesto dell'iniziativa "Liberi di Leggere". Il disegno-simbolo in bianco e nero è stato realizzato dal figlio dell'autore, Marco Marazzoli.
lunedì 14 luglio 2008
La prima inchiesta del commissario Cantagallo

Ma è possibile che il commissario Cantagallo non possa stare fuori dai guai nemmeno durante un fine settimana al mare?
Sembra di no, almeno a sentire quello che dice il maresciallo Guerra della Stazione dei Carabinieri di Castiglioni Marina.
Nel piccolo borgo marinaro della Toscana, a Cantagallo viene chiesto di fare solo un “controllino” su una ragazza trovata morta annegata nella piscina dell’hotel Mirage.
Il maresciallo Guerra non dispone subito di un medico legale sul posto e, come sempre, fa esaminare la vittima a un medico generico del paese che fa servizio al Pronto Soccorso del porto: il dottor Lanzara. Il medico è un tipo sbrigativo e superficiale, e dice che la ragazza è morta per un banale incidente sul bordo della piscina dell’hotel. Il dottor Lanzara è sicuro che sia una tragica fatalità come tante altre che capitano a Castiglioni durante l’estate. Ma le cose stanno veramente così come sembrano? Si tratta di una brutta caduta in piscina oppure c’è sotto qualcos’altro?
Questo è quello che deve scoprire il commissario Cantagallo in questa inchiesta, che lo vede nei panni del consulente investigativo della “Benemerita”.
Cantagallo analizza i fatti attentamente e ricostruisce quello che è effettivamente accaduto. La sua tecnica d’indagine è particolare: segue ogni traccia e ogni indizio che costituiscono le tessere del suo “mosaico criminale”. Quando il “mosaico” è completato, l’indagine è risolta e il colpevole è smascherato. Accadrà così anche per questo strano caso? Un colpo di genio di Cantagallo risolverà il mistero della morta annegata.
Per il momento: “Acqua in bocca!”.
lunedì 31 dicembre 2007
La prima indagine del commissario Cantagallo
domenica 30 dicembre 2007
Il commissario Angelo Cantagallo
==Il personaggio==
Il commissario '''Angelo Cantagallo''' della Polizia di Stato, è il protagonista dei romanzi - le "indagini" - e dei racconti - le "inchieste" - pubblicati e in corso di pubblicazione dallo scrittore toscano Fabio Marazzoli.
Angelo Cantagallo è il commissario toscano che indaga sui fatti criminali che accadono a Collitondi, un piccolo paese immaginario, ma non troppo, della Toscana centrale. Il nome Cantagallo è stato scelto dall'autore per rendere omaggio alla terra della sua regione di nascita: la Toscana.
Il commissario Cantagallo è un uomo di mezza età simpatico e intelligente, sposato, con una moglie, Iolanda Macaluso, e un figlio, Luigi. Cantagallo è sempre pronto alla battuta, ama i proverbi paesani e la buona cucina, odia il latino e tutte quelle frasi complicate che sono difficilmente comprensibili alle persone comuni e anche a lui.
Il personaggio di Angelo Cantagallo è immaginario come pure i colleghi che compongono la sua squadra del commissariato di Collitondi, piccolo paese toscano in provincia di Castronuovo.
Le vicende sono caratterizzate dai ragionamenti investigativi con i colleghi della squadra del commissariato di P.S. di Collitondi, in provincia di Castronuovo. I colloqui fra il commissario e i suoi colleghi si svolgono nella "stanza da lavoro" oppure durante le passeggiate "digestive" del dopo pranzo lungo il corso del fiume Marna. Il commissario Cantagallo è anche il protagonista di certi battibecchi investigativi, a colpi di proverbi toscani e frasi latine, con il Questore Fumi Zondadari della Questura di Castronuovo. Il commissario vuole scoprire il colpevole di un delitto a tutti i costi, mentre il Questore fa di tutto per scansare ogni indagine insidiosa. Alla fine della discussione la spunta sempre il commissario Cantagallo che riesce a sbrogliare l'indagine nel giro di pochi giorni e a scoprire il colpevole. Il tutto è contornato dall'ambientazione del piccolo paese toscano di Collitondi incastonato fra le verdi colline del Chianti.
==La vita==
Angelo Cantagallo è nato circa quaranta anni fa a Montecaiano, un paese immaginario in provincia di Firenze, da una famiglia di umili origini che facevano i contadini nella campagne dell'omonimo paese di Montecaiano. Si è diplomato in Ragioneria a Firenze e poi si è laureato in Scienze Politichecon il massimo dei voti e la lode, sempre a Firenze. Ha iniziato la sua carriera poco dopo i trent'anni, ha fatto un apprendistato che lo ha portato a Collitondi come commissario.
Angelo Cantagallo ha l’abitudine quotidiana di “sentire il tempo meteorologico” e di fare una previsione meteo sulle condizioni del tempo, fino ad un massimo delle dodici ore successive. Il tanto che gli basta per coprire le necessità della sua giornata lavorativa in paese e dintorni. Per la previsione osserva il cielo che vede dalla finestra del suo bagno prima di farsi la barba. Sfrutta il fatto che dalla finestra si può osservare quasi tutta la vallata della Val Marna, con una splendida vista dei colli principali della valle: dal Colle Traverso al Colle Vigna vecchia, passando per il Colle Tondo. Da quella finestra si ammira pure gran parte della campagna che è bagnata dal fiume Marna. Fondamentale per la “sua previsione” meteo era lo sguardo all’orizzonte oltre il Colle Traverso e poi la successiva occhiata al cielo, dalla parte opposta, verso e oltre il Colle Vigna vecchia. Da quella parte, spesso nella parte pomeridiana della giornata, possono arrivare nubi minacciose piene d’acqua. Ma soprattutto, è importante che Cantagallo ascolti le previsioni del tempo del tg regionale, la sera prima. A volte trae delle considerazioni meteo pure dalla presenza o meno in volo degli stormi degli uccelli stanziali, che già di mattino presto, si portavano oltre il Colle Tondo. Secondo l’opinione di Angelo, la loro assenza in volo faceva prevedere, quasi senza ombra di dubbio, il probabile e imminente arrivo di nubi temporalesche e della pioggia, da sempre ostacoli fastidiosi per il volo degli uccelli. Quindi, dopo l’osservazione globale e attenta del cielo, Cantagallo elabora la “sua previsione” meteo che serve a fargli inquadrare la giornata, ma anche a fargli scegliere l’abbigliamento più adatto da indossare per quella giornata di lavoro.
Il commissario Cantagallo è un amante della buona tavola e, insieme ai suoi colleghi, pranza al ristorante Attanasio di Collitondi e dopo pranzo fa una passeggiata digestiva lungo gli argini del fiume Marna insieme a Bandino e a Razzo che mangiano sempre con lui a pranzo. Tutti e tre fanno il solito giro lungo la strada pedonale che costeggia il fiume Marna dal ponte Pertini al ponte Berlinguer, in direzione della località Malvoni, per poi rientrare nel centro del paese dove si trova il commissariato. Cantagallo ha un debole anche per certi dolci e per lui sono una vera e propria delizia i bomboloni della “Pasticceria napoletana Pipitone”, nel centro del paese. Al commissario Cantagallo piace passeggiare lungo il fiume Marna e poi fermarsi a sedere su una delle panchine che si trovano lungo l'argine, vicino all'ombra di alcune robinie, per ragionare a proposito della soluzione di un caso particolarmente complicato; è affascinato dalla bellezza della natura e ama contemplare le bellezze naturali della campagna collitondese durante le sue passeggiate.
Complicato è il rapporto di Cantagallo con il Questore Vittorio Fumi Zondadari e con il suo vicario Raffaele Bonadonna.
==Il carattere==
Cantagallo non sopporta gli interrogatori dove devono essere sentite molte persone e in questi casi delega le audizioni alla sua vice Nicoletta; solo successivamente, quando la sua vice ha già fatto la prima scrematura, si decide ad interrogare i singoli testimoni per ascoltare quanto hanno da dire. Cantagallo non sopporta nemmeno il "Palio dei somari" perché è la delizia del Questore Zondadari e questo è un altro elemento che contribuisce a deteriorare i rapporti fra il commissario e il Questore. Cantagallo non sopporta il Questore che cita sempre delle frasi latine e che è sempre impegnato con il “Palio dei somari” della città di Castronuovo. Il commissario Cantagallo ama i proverbi, con particolare interesse per quelli toscani, perché sono il frutto semplice della saggezza antica dei nostri nonni e fanno parte del patrimonio di una cultura popolare che non deve essere dimenticata. Non è assolutamente vero che parla in dialetto. Solo un piccolo accenno di dialetto, ma è nella natura umana di ogni toscano. E’ fermamente convinto che in ogni frase latina sia nascosto il vero significato delle cose, mentre in ogni proverbio si nasconde una piccola verità. Per il commissario, i proverbi sono stati ed sono ancora oggi la saggezza dei popoli. I proverbi fanno parte di un grande patrimonio, formato dal dialetto, dalla mentalità, dalle tradizioni popolari e tante altre cose ancora. In breve, da quella che può essere definita come la cultura popolare. Tale cultura è generalmente tramandata dagli uomini ai propri discendenti e per molti secoli i proverbi sono stati, probabilmente, l’unica scuola per decine di generazioni di nostri antenati. Attraverso di essi si tramandano le usanze, le abitudini, la visione del mondo, si comunicavano le regole della morale e del comportamento nella vita di tutti i giorni. I proverbi, spesso, sono utilizzati, in senso umoristico, per indicare certi caratteri umani e molte volte con il loro utilizzo si sanciscono delle vere e proprie consuetudini di vita sociale che finiscono per diventare costume. I proverbi contengono i consigli più disparati su qualsiasi argomento e per qualsiasi circostanza della vita. I proverbi e certe espressioni verbali permettono di comprendere molti aspetti del carattere e della storia non scritta dei nostri vecchi. Attraverso i proverbi e i modi di dire, si riesce a scoprire il volto più autentico dei nostri antenati. Si può capire meglio, le ragioni di molti nostri modi di essere e della nostra identità di popolo, con comportamenti particolari che ben identificano e che differenziano gli abitanti diversi dei paesi vicini. Per tutte queste ragioni, per il commissario Cantagallo i proverbi sono un patrimonio culturale di tutti e devono essere salvaguardati. La citazione latina, per Cantagallo, appartiene al passato, non appartiene al modo di parlare della gente comune. Manifesta una sorta di distacco con le persone semplici e umili, segna la distanza fra “il dire” e “il fare”. Rappresenta, per certi personaggi incompetenti, l’ultimo baluardo per giustificare un nulla di fatto, per offuscare un fatto evidente, per rendere fumosa una spiegazione che non esiste. Cantagallo, nei sui colloqui con il Questore Zondadari, subito, non capisce mai bene la frase latina che il Questore gli ha detto. Poi, quando è a casa, con l’aiuto di sua moglie e sforzandosi di ricordare la frase, cerca di tradurla per capirne il vero significato. Non può essere diversamente: un commissario che è in grado di tradurre i "messaggi" degli oggetti di un’indagine, può non essere in grado di tradurre le frasi di un Questore? Sull'argomento dell'interpretazione dei "messaggi" degli oggetti ne parliamo più avanti. A volte accomoda alcuni proverbi a suo piacimento per adattarli a certe situazioni, soprattutto quando incontra il Questore Zondadari.
==Situazioni nel commissariato==
La porta dell'ufficio di Cantagallo deve stare sempre aperta, spalancata, altrimenti si sente come soffocare. Tutte le mattine trova tutti gli oggetti della sua scrivania al commissariato spostati e messi sotto-sopra, come se notte tempo si fossero introdotti dei ladri nel suo ufficio. La spiegazione di tutto questo è abbastanza semplice, in quanto le donne delle pulizie della ditta “Velox” di Castronuovo sembra che abbiano ingaggiato con il commissario una sorta di lotta senza quartiere, dove ogni giorno che Dio mette in terra il commissario sistema logicamente tutti gli oggetti della scrivania e poi ogni sera, a notte fonda, le “puliziotte” distrattamente, dicono loro anche se la scusa è dovuta soprattutto alla velocità con cui fanno il loro lavoro, provvedono a scombussolare tutto l’ambaradan del commissario con la scusa di dover pulire accuratamente dalla polvere la scrivania del commissario. Il commissario, quasi tutti i giorni, nel vedere la sua scrivania profanata dalle “puliziotte” o “signore Mastrolindo”, si rassegna a quel destino ingrato e rimette a posto tutti gli oggetti sposati. Altro problema per Cantagallo sono i piccioni la fanno da padrone nella piazza antistante il commissariato, tanto che a volte il commissario è colpito dalle cacche di piccione lanciate, per effetto naturale, dai volatili del luogo; i poliziotti del commissariato hanno sempre invano cercato di allontanare i piccioni dalla piazzetta senza mai però esserci riusciti completamente; anche perché la sezione locale del circolo ambientalista provinciale di Castronuovo chiamato “Circolo per la Protezione del Piccione Italiano”, e soprannominato dai collitondesi come il “Circolo del Pipi”, si oppone senza mezzi termini alle molestie agli uccelli, a dire loro, operate dai poliziotti di Collitondi, minacciando sempre aspre battaglie legali a protezione dell’uccello piccionesco, definito come l’emblema della libera natura della provincia casterese e della città di Castronuovo. Gli ambientalisti sostengono che la specie di piccione scacciata dalla piazza non è nativa di Collitondi, ma bensì di Castronuovo dove ha avuto modo, negli anni, di ingetilirsi e impreziosirsi, prima di giungere a Collitondi dove la mescolanza con altre specie di piccione più volgari ha minacciato la purezza della specie protetta del piccione castrese. Sempre secondo gli ambientalisti, il piccione di Castronuovo deve considerarsi una specie protetta e come tale deve essere anche a Collitondi. Secondo il presidente del "Circolo del Pipi", per tutte le motivazioni scientifiche conosciute della specie del piccione castrese, la città di Castronuovo deve essere considerata anche la “culla della natura“, oltre che la “culla della cultura”.
==Tecnica d'indagine e "mosaico criminale"==
Ogni oggetto, ogni traccia, ogni prova parla con il suo linguaggio al commissario Cantagallo: questo è quello che dice lui. Per Cantagallo ogni bravo investigatore deve riuscire a comprendere il linguaggio di ogni oggetto.Cantagallo cerca sempre di migliorare la propria tecnica di analisi dei fatti criminali. Ogni pezzo del suo “mosaico criminale”, come dice lui, doveva avere la sua collocazione precisa. Tutte le ipotesi dovevano essere suffragate da prove certe e incontrovertibili. “Una supposizione priva d'evidenza, con il Questore Zondadari, ha poca consistenza.”, questo spesso dice il commissario ai suoi colleghi, quando sono nel pieno di un’indagine. A volte Cantgallo entra in “crisi michelangelesca” ed è stato tentato dal chiedere a qualche oggetto: “Perché non parli?”, come fece all’epoca un altro toscano molto più famoso di lui. Sembra strano, ma certe volte anche gli oggetti “parlano” a Cantagallo. Non in modo chiaro e udibile da tutti, certamente. Semmai, ognuno di loro parla con un certo linguaggio particolare che deve essere bene interpretato, per essere compreso nel modo giusto. Ogni oggetto parla una lingua ai più sconosciuta, ma che può benissimo essere compresa da un abile investigatore. Un bravo poliziotto, così, è in grado di fare da “interprete” e può interpretare il significato di quello che un oggetto vuol dire. Sta al commissario e ai suoi uomini capire il linguaggio degli oggetti raccolti durante una indagine, decifrarne il messaggio e scoprire il vero contenuto, che contribuisce alla soluzione di un omicidio. La tecnica d’indagine è particolare: è seguita ogni traccia e ogni indizio che, per Cantagallo, costituiscono le tessere di un “mosaico criminale”. Completato il “mosaico”, l'indagine è risolta. Il commissario analizza i fatti nella sua "stanza da lavoro", il vero e proprio laboratorio investigativo del commissariato. Cantagallo cerca sempre di ricostruire il luogo in cui è avvenuto il delitto e prende in considerazione ogni piccolo dettaglio: visiona anche il filmino girato dai poliziotti della Polizia Scientifica per immedesimarsi meglio nella scena del crimine. Il commissario è molto attento al luogo del crimine e alla scena del delitto nel suo complesso: indossa sempre e fa indossare ai suoi colleghi guanti mono uso per le mani e scarpini in plastica sopra le scarpe, per non contaminare l'ambiente. La sua tecnica d'indagine è particolare e con un colpo di genio finale riesce ad incastrare sempre il colpevole e a farlo confessare.
==Il Questore==
Il Questore, dottor Vittorio Fumi Zondadari, è stato soprannominato Zorro dal commissario Cantagallo perché il Questore ama firmare i provvedimenti con il proprio cognome a grandi lettere, soprattutto la zeta di Zondadari è talmente grande che sembra la famosa zeta dello spadaccino d’altri tempi e che gli ha fatto guadagnare il soprannome di Zorro da parte degli uomini della squadra del commissario. Il Questore cita sempre perfettamente le frasi latine, all’inizio o alla fine di ogni discorso, pur sapendo che fanno imbestialire il commissario che, avendo fatto ragioneria e poi la facoltà di Scienze politiche, non capisce mai bene la frase latina che il Questore gli ha detto. Poi, quando i casi si complicano oppure vanno per le lunghe, approfitta della situazione per mettere in difficoltà il commissario e lo apostrofa in modo sgarbato dandogli di ragioniere. Il Questore lo schernisce, fingendo di dimenticarsi che il commissario oltre ad essere ragioniere è pure laureato con tanto di lode. Zondadari parla sempre un italiano cattedratico e ricercato, sempre infarcito di paroloni, perché è nato nella città di Castronuovo, dove, a suo dire, si parla e si scrive il vero italiano e non quella sorta di dialettaccio strascicato, sgrammaticato e volgare che parla il commissario e tutti gli uomini della sua squadra. La vera passione del Questore è il "Palio dei Somari": lui è il capitano della nobile contrada "Gavone" della città di Castronuovo, dove si corre il Palio.
==Il vice Questore vicario==
Il vice Questore vicario, dottor Raffaele Bonadonna è stato soprannominato dal commissario con il nomignolo di Garçia. Bonadonna sopporta a malapena il Questore Zondadari, proprio come il celebre sergente Garçia impacciato antagonista di Zorro dei racconti dello scrittore Johnston McCulley, da cui il suo soprannome. Bonadonna parlando con il commissario gli dà sempre del lei e lo tiene a distanza. Bonadonna cerca comunque e sempre di imitare il Questore citando maldestramente delle improbabili frasi latine senza mai azzecarne il senso, il significato e dicendole sempre a sproposito.
==La presenza nel mondo editoriale==
La sua prima apparizione è nel libro intitolato "Dentro un vicolo cieco", 2007, Lalli Editore, Poggibonsi (Siena).